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Catechesi


1. La catechesi nel contesto della pastorale

La catechesi si colloca all'interno di un ampio contesto: non è il tutto della vita della Chiesa, ma solo una sua azione specifica, un suo compito, primario, fondamentale, ma non esclusivo.

A questo proposito così si esprime il documento Il rinnovamento della catechesi:

 

«Tutta la Chiesa è missionaria, in forza della stessa carità con la quale Dio ha mandato il suo Figlio per la salvezza di tutti gli uomini. E unica è la missione, quella di farsi prossimo di tutti gli uomini e di tutti i popoli, per diventare segno universale e strumento efficace della pace di Cristo.

La missione della Chiesa si fa testimonianza e servizio, con la varietà di uffici e la ricchezza di doni che Cristo elargisce, per mezzo dello Spirito Santo, e che convergono nel triplice ministero: profetico, regale, sacerdotale. Sono tre ministeri dell'unica missione della Chiesa, intimamente connessi tra loro. Il ministero della Parola ha anche valore liturgico e regale; il ministero sacerdotale anche valore profetico e pastorale; il ministero regale anche valore liturgico e profetico»

(RdC, nn. 8-9)

 

Il servizio catechistico - inserito nel più ampio “ministero profetico o della Parola” - fa parte della complessiva azione missionaria della Chiesa, che il documento qualifica significativamente come “farsi prossimo... per diventare segno universale e strumento efficace della pace di Cristo” vale a dire della sua salvezza. Il fine della catechesi è precisamente quello di contribuire alla realizzazione della missione della Chiesa con un contributo suo proprio, originale e insostituibile, che si colloca nell'ambito del ministero della Parola. Essa ha un ruolo fondamentale, prioritario, nella formazione del cristiano e nella formazione della comunità ecclesiale.

 

La catechesi ha infatti il compito di:

- Guidare alla conoscenza specifica del messaggio cristiano

- Promuovere una sempre più matura adesione di fede

- Iniziare         alla celebrazione

all'impegno morale

alla costruzione della comunità

 

Come si vede la catechesi offre un apporto essenziale alla crescita corretta delle diverse dimensioni della vita cristiana personale e della realtà ecclesiale (che il RdC chiama ministero profetico, ministero regale, ministero sacerdotale). Senza la catechesi esse non sarebbero sufficientemente illuminate dal messaggio cristiano e rischierebbero di essere deformate e deformanti. In altre parole l'importanza prioritaria della catechesi sta soprattutto nella sua capacità di rendere cosciente (e quindi libera e responsabile) tutta intera l'esperienza cristiana. D'altra parte, mentre da il suo insostituibile contributo alle altre dimensioni della realtà cristiana, la catechesi riceve da esse l'indispensabile contraccambio.

Infatti che cosa sarebbe la catechesi senza la celebrazione, l'impegno nel servizio e nella comunione? Rischierebbe di chiudersi nel cerchio di un semplice discorso sulle idee di Dio e sulle idee dell'uomo, sulle loro parole, senza giungere mai alla vita: vale a dire, all'incontro tra Dio e l'uomo, che ha il suo vertice nella celebrazione sacramentale; all'incontro degli uomini tra loro, che si realizza nel servizio vicendevole e nella comunione.

Senza le altre dimensioni della realtà cristiana la catechesi non può sopravvivere, perché sarebbe un far girare a vuoto un mulino di parole: queste dimensioni sono lo sbocco naturale di tutta intera la catechesi e insieme il terreno in cui essa cresce, con cui continuamente si confronta da cui anche prende parte dei suoi contenuti.

 

2. La catechesi: attuazione della missione profetica di Cristo

Il n. 3 del RdC qualifica la catechesi come un proclamare con ferma fiducia la Parola di Cristo agli uomini del nostro tempo; essa si pone quindi come servizio alla parola di Dio realizzato nella Chiesa.

Di questo ministero viene poi indicato al n. 10, la radice profonda:

Il ministero della Parola - e in esso la catechesi - è essenzialmente prosecuzione attualizzata della missione profetica di Cristo. Di qui la sua straordinaria rilevanza e dignità.

Questo ministero è affidato fondamentalmente all'intera comunità, anche se viene poi esercitato in modo differenziato.

Si dice sempre al n. 12:

«Nella Chiesa ogni credente è per sua parte, responsabile della Parola di Dio. Ognuno riceve lo Spirito Santo per annunciarla fino alle estremità della terra. A tal fine lo Spirito Santo dispensa a ciascuno grazie, carismi e uffici, secondo la posizione che occupa nella Chiesa».

 

L'attività specificamente catechistica si inserisce nell’ampio contesto del ministero della Parola, lasciandosi stimolare nelle sue varie forme e, nello stesso tempo, dando ad esse il suo prezioso contributo. Dettagliatamente, nella sua azione il catechista deve mettersi in fecondo dialogo con il magistero dei Pastori (papa, vescovo), con l'animazione e il coordinamento realizzati dai sacerdoti, con i momenti tipici della celebrazione della Parola.

In modo particolare il catechista deve essere per così dire immerso nell'annuncio diffuso della parola di Dio, quello che avviene nelle molteplici occasioni della vita, soprattutto attraverso la testimonianza delle opere. Infatti, solo così l'attività specificamente catechistica non sarà un corpo estraneo nella sua esistenza, una parentesi artificiosa in cui egli recita una parte; sarà invece un prolungamento naturale di quell'annuncio che egli fa attraverso tutta la sua persona e attività.

«(...) La predicazione non è semplice comunicazione di sapere, ma trasmissione di una parola che invita, interroga, provoca, consola, crea comunione e salva.

Deve esserne consapevole, con trepidazione e con fiducia, chi assolve questo compito in qualsiasi modo e forma: nell'azione che egli compie, è presente la grazia della parola, potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede» (RdC, n.35)

 

3. La catechesi come evangelizzazione

Fin dagli inizi il cammino di maturazione nella fede e nella vita cristiana ha preso sempre le mosse da un primo annuncio di Gesù Cristo, “morto per i nostri peccati” (1 Cor 15,3) e “risorto per la nostra salvezza” (Rm 4,25). Questo è l'oggetto primo e fondamentale della fede specificamente cristiana, cioè incentrata su Gesù Cristo, l'unico salvatore. Solo dopo questa globale accoglienza di Gesù Cristo nella propria vita, è possibile diventare veri cristiani, passando per il Battesimo e gli altri sacramenti dell'iniziazione cristiana (cioè la Cresima e l'Eucaristia), professando esplicitamente la fede cristiana e impegnandosi a realizzarla nella vita.

Nei luoghi dove il messaggio cristiano non è mai stato proclamato e con persone che non hanno mai sentito parlare espressamente di Gesù Cristo, è più facile individuare il posto che occupa il “primo annuncio” esplicito del Vangelo, e l'assoluto bisogno di esso per dare inizio alla cristianizzazione della persona.

La nostra esperienza più comune è invece quella di vivere in un ambiente tradizionalmente cristiano, con persone che si dichiarano ovviamente cristiane: eppure l'ambiente non può essere riconosciuto come autenticamente cristiano, e molti cristiani sono tali solo anagraficamente. Il che sta a dire che nel nostro Paese esiste una diffusa esigenza di ricominciare da capo il cammino per diventare cristiani, prendendo naturalmente l'avvio proprio da un primo annuncio del Vangelo, che parli davvero alle persone, che sia per loro significativo, tanto da mettere radicalmente in discussione la loro esistenza.

Senza questo primo annuncio significativo, tutti gli altri interventi pastorali (catechesi, omelia, predicazioni varie, celebrazioni liturgiche e specificamente sacramentali...) risultano largamente o del tutto inefficaci, perché non coinvolgono a livello di fede e di impegno di vita, ma si riducono a semplici pratiche religiose ambientali, giustificate dalla tradizione e non da una personale scelta di fede.

É necessario allora che la forza coinvolgente del primo annuncio riemerga nella vita dei cristiani e soprattutto nei momenti più impegnativi: quelli dei grandi cambiamenti e delle grandi scelte. È anche giusto pensare che, in un tempo di rapidi e profondi cambiamenti culturali e sociali come il nostro tempo, la forza coinvolgente del primo annuncio debba accompagnare tutta la catechesi, anzi tutta la vita cristiana, per quella costante esigenza di reinterpretare l'esistenza personale e la storia, e di rinnovare la propria scelta di fede. Ecco perché si parla della dimensione di primo annuncio o evangelizzatrice come fattore necessario e fondamentale di tutta l'azione catechistica e più ampiamente pastorale.

 

A questo riguardo ai nn. 25 - 26 dell'RdC si dice:

«L'evangelizzazione propriamente detta è il primo annuncio della salvezza a chi, per ragioni varie, non ne è a conoscenza o ancora non crede. Questo ministero è essenziale alla Chiesa oggi come nei primi secoli della sua storia, non soltanto per i popoli non cristiani, ma per gli stessi credenti. L'esperienza pastorale attesta infatti che non si può sempre supporre la fede in chi ascolta. Occorre ridestarla in coloro nei quali è spenta, rinvigorirla in coloro che vivono nell'indifferenza, farla scoprire con impegno personale alle nuove generazioni e continuamente rinnovarla in quelli che la professano senza sufficiente convinzione o la espongono a grave pericolo.

Anche i cristiani ferventi, del resto, hanno sempre bisogno di ascoltare l'annuncio della verità e dei fatti fondamentali della salvezza e di riconoscerne il senso radicale, che è la lieta novella dell'amore di Dio».

 

«L'evangelizzazione è normalmente preceduta e accompagnata dal dialogo leale con quanti hanno una fede diversa o non hanno alcuna fede. I cristiani sono corresponsabili della vita sociale, culturale ed economica degli uomini con i quali vivono; conoscono la loro storia e le loro tradizioni, collaborano alle loro iniziative e ai loro piani di sviluppo, chiariscono i problemi critici e i pregiudizi che riguardano la naturale religiosità dell'uomo, fino a suscitare l'interesse per Cristo e per la Chiesa. È un dialogo che alcuni chiamano pre-evangelizzazione. Esso precede logicamente la predicazione cristiana e tuttavia ne accompagna in concreto tutto lo sviluppo».

 


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