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2 Domenica di Pasqua

  pubblicata il 04/04/2016

 

 

BUONA DOMENICA: Anche oggi -come nella domenica di Pasqua- voglio soffermarmi su 2 verbi vedere e credere.
Dice Tommaso: «Se non vedo nelle sue mani il se
gno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
A Tommaso non basta il credere degli apostoli. Per lui, è necessario vedere Gesù personalmente per poter credere.
Gesù sa che la fede non è per tutti immediata e semplice, lui sa che essa può avere un suo aspetto drammatico. Ma, a volte, il solo vedere non basta; anche la Maddalena aveva visto Gesù e scambiato per il giardiniere, quando poi gli rivolge la parola chiamandola per nome, allora lo riconosce. Tommaso sente il bisogno di toccare, ha bisogno, come Maria, di entrare in relazione col Signore. Non è un fatto fisico, tattile, quanto penetrare la profondità di un rapporto. Ciò che vediamo e tocchiamo ci appartiene entra nella nostra esperienza, fa parte della nostra vita. Gesù si fa incontro a Tommaso, concedendogli di fare quella sconcertante esperienza di metter il suo dito nel foro dei chiodi e di toccare la ferita del costato, pur ammonendo che la fede pura è quella che oltrepassa l'esperienza sensibile e si fida totalmente: "Perché mi hai veduto, hai creduto; beati quelli che, pur non avendo visto, crederanno!"
Gli occhi di Tommaso si aprono al Mistero e il suo cuore risorge col suo Maestro, e pronuncia la sua professione di fede che è una delle più belle che tutta la Scrittura Sacra ricordi: "Mio Signore e mio Dio!"; poche parole per dire tutta la fede e tutto l'amore. Gesù concede a Tommaso di toccare i segni della passione, le piaghe della crocifissione, sicuramente non solo per risvegliarne la fede, ma soprattutto per riaccendere l'amore. Quelle piaghe sul corpo del Risorto ci dicono che, da Cristo in poi, il dolore nostro, come quello di ogni altro uomo, ha un significato nuovo perché è diventato dolore di un Dio fatto uomo; ha un valore nuovo, perché è dolore che salva non è più soltanto fragilità o miseria, ma è la via attraverso la quale partecipiamo alla stessa passione del Cristo.
Tommaso rinasce nella fede grazie all'aver visto Gesù. Ma alla fede non serve il vedere: la beatitudine sta nell'apertura alla Vita. Oggi il Signore invita non solo a una fede pura, che non si appoggi a prove esteriori, ma anche a dare fiducia a quelli che egli ha scelto e mandato.
La descrizione nella prima lettura delle folle di Gerusalemme strette attorno al gruppo degli Apostoli è significativa. La fede dei credenti è talmente forte da convertire altre persone, le quali, pur senza vedere Gesù direttamente, ma vedendo i segni e prodigi frutto della fede degli apostoli, si convertono e diventano parte della primitiva comunità cristiana.
In un certo senso potremmo dire che la fede della comunità aiuta a vedere.
La fede rende visibile agli altri il Signore.
 

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