SANTO NATALE: Il Vangelo su cui oggi siamo invitatati a meditare, narra la notte della nascita di un bambino tanto atteso: Gesù, il Salvatore. È una notte alla quale ognuno di noi si è preparato, una notte o meglio un evento che se non è atteso passa inosservato. Il brano evangelico offre fortissime suggestioni. Fissiamo l'attenzione su alcuni punti. Il primo spunto di riflessione è offerto dai destinatari del messaggio natalizio: i pastori. Dio invita i pastori ad andare a trovare un neonato e li accompagna con un segno inconfondibile della Sua presenza: gli angeli e una grande luce! Come mai sceglie i pastori? Forse perché di notte vegliavano sul gregge e quindi non dormivano? Beh, davanti ad una luce e ad un angelo tutti si sveglierebbero! Probabilmente i pastori, essendo persone semplici e con una vita tanto difficile, faticosa, aspettavano sul serio una luce, la Luce del Signore per essere sollevati dalla pesantezza della quotidianità! Aspettavano, desideravano, speravano...erano vigili!
Un secondo spunto viene offerto dal messaggio. Contiene una promessa: "Troverete". Il "trovare" presuppone una ricerca, un cammino, un esodo: per i pastori si trattò di abbandonare i loro greggi e le loro capanne.
Per noi le partenze sono molto più laceranti: ci viene chiesto di abbandonare i recinti delle nostre sicurezze, i calcoli delle nostre prudenze, il patrimonio culturale di cui siamo fedeli conservatori.
E' un viaggio lungo e faticoso, quasi un salto nel buio. E non è detto che la meta della nostra ricerca sia un Dio glorioso. Ci vengono garantiti solo dei segni: un bambino, le fasce, la mangiatoia. Rispettivamente sono i segni della debolezza, del nascondimento, della povertà di Dio.
Un bambino inerme. Simbolo di chi non può vantare alcuna prestazione. Di chi può solo mostrare, piangendo, la propria indigenza.
La mangiatoia è simbolo della povertà di tutti i tempi; vertice, insieme alla croce, della carriera rovesciata di Dio, che non trova posto quaggiù.
E' inutile cercarlo nei prestigiosi palazzi del potere dove si decidono le sorti dell'umanità: non è lì.
La greppia di Betlemme ci interpella. Gesù non compie violazione di domicilio: bussa e chiede ospitalità in punta di piedi. Possiamo chiudergli la porta in faccia. Se però gli apriremo con cordialità la nostra casa e non rifiuteremo la sua presenza, ha da offrirci qualcosa: il senso della vita, il gusto dell'essenziale, il sapore delle cose semplici, la gioia del servizio, la voglia dell'impegno.