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  pubblicata il 05/06/2016

BUONA DOMENICA: Il Vangelo inizia con una breve e semplice descrizione: “Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla. Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova”. Quando arrivano vicino alle porte della città, incrociano un corteo funebre. Non dobbiamo pensare a un corteo come quelli di oggi. Al tempo di Gesù, il corpo del morto era cosparso di oli profumati, poi veniva avvolto in teli e bende, infine adagiato su una specie di barella. Sollevata dalle persone della famiglia, questa lettiga veniva trasportata verso il cimitero, che si trovava sempre fuori dalla porta della città, lontano dalle attività dei vivi. Tutti gli amici e i conoscenti formavano una lunga processione che seguiva la portantina con sopra il corpo del morto.
Contrariamente a tutti gli altri miracoli, questa volta è proprio Gesù che prende l'iniziativa. Ferma la folla che sta avanzando lentamente e si rivolge alla mamma del ragazzo: "Non piangere!" Quella donna non gli aveva rivolto neppure una parola, non ha nemmeno la forza per domandare qualcosa. Non fa certo caso a chi c'è intorno, ma è Gesù che le si avvicina e le parla.
Perché? In genere Gesù non si dimostra desideroso di compiere miracoli: le folle vorrebbero di continuo vedere nuovi prodigi, segni grandiosi, eventi incredibili, mentre lui preferisce evitare, non desidera farsi notare, non vuole gli applausi. Tante volte, nel racconto degli evangelisti, leggiamo che la folla lo cerca attratta dai miracoli e subito Gesù si allontana, si nasconde, quasi scappa di fronte a questo desiderio di straordinario che sembra insaziabile tra la gente.
Perché allora, questa volta, si fa avanti, ferma il corteo funebre e si rivolge alla mamma del defunto? L'evangelista Luca lo spiega così: "Ebbe compassione di lei".
Gesù sente una tale compassione per questa mamma in lacrime, che non riesce a resistere, non può fare a meno di intervenire. Il dolore di questa donna diventa suo, e sente il bisogno di confortarla in ogni modo. Dopo aver invitato la donna a non piangere più, si accosta ai portatori: "Avvicinatosi, toccò la bara; i portatori si fermarono, ed egli disse: Ragazzo, dico a te, àlzati! Il morto si alzò e si mise seduto, e cominciò a parlare. E Gesù lo restituì a sua madre." 
Proviamo a immaginare come saranno restati senza fiato tutti coloro che erano presenti: partecipavano a un funerale che si sta trasformando in una festa! Di bocca in bocca viene ripetuta la convinzione che quel Gesù di Nazareth è un inviato di Dio, un vero profeta, un uomo guidato dallo Spirito. La fama si spande in tutta la regione: lo riconoscono, lo ascoltano, lo cercano.
Ma oggi questa pagina di Vangelo che cosa può dirci? Cosa possiamo conservare di questo racconto? Probabilmente non vivremo mai l'emozione di veder risuscitare qualcuno: i funerali a cui partecipiamo terminano sempre al cimitero. Ma sappiamo che quella non è la fine. Sappiamo che il Signore Gesù, ha dimostrato il suo potere nel ridare la vita al ragazzino di Nain, ed ha il potere ancora più straordinario di donare la Vita Eterna. Questa certezza è alla base della nostra fede.
Ma non basta: dall'incontro di Gesù con la vedova di Nain, possiamo imparare qualcosa da mettere in atto nella vita di tutti i giorni. Di fronte al dolore di quella madre, Gesù non è scappato, non si è girato dall'altra parte, non ha fatto finta di niente, ha avuto “compassione”. È un bell'invito per noi a non allontanarci da chi è triste, da chi è nel dolore, in difficoltà. Oggi, ci viene chiesto di non rimanere spettatori delle situazioni di ingiustizia e dolore, ma di avere compassione.

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