Buona Domenica: Continuando la lettura del Vangelo di Luca, la Liturgia della domenica XII del tempo ordinario ci fa rivivere uno dei passi decisivi nel quale Gesù interpella la folla, la comunità e noi personalmente sul nostro rapporto con lui. Il brano in questione inizia così: "Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui..." Come sottolinea il testo, Gesù è con i suoi in un luogo solitario a pregare; questo della preghiera solitaria è un contesto che accompagna abitualmente i momenti più importanti della vita del Signore, è un clima particolare nel quale erano sicuramente coinvolti anche i discepoli; ed è a loro che, inaspettatamente, si rivolge Gesù con quella domanda che fa pensare ai nostri sondaggi di opinione: "Le folle, chi dicono che io sia?".
A Gesù non interessa sapere cosa pensano gli altri di quello che fa o dice, bensì se le persone che lo seguono e ascoltano hanno compreso veramente chi è Lui! Gli apostoli, che sicuramente stavano tra la gente e sentivano i discorsi e i commenti che facevano tra di loro su Gesù, cercano di riportargli quanto avevano udito! Dunque riferiscono che una parte pensa che Lui sia Giovanni il Battista. Un'altra parte diceva che Gesù era Elia! L'ultima risposta, che somiglia un po' alla seconda, è: "Uno degli antichi profeti che è risorto"; dunque pensavano che fosse un profeta risorto dalla morte! Tutte queste risposte hanno in comune qualcosa: intanto le folle avevano ben compreso che Gesù era una persona speciale, perché molto vicino a Dio, che conosceva bene la Sua Parola e che era stato inviato da Dio per compiere una missione!
Gesù lo chiede ai suoi amici più intimi: "Ma voi, chi dite che io sia?"
E Pietro risponde: "Il Cristo di Dio"! Dalla successiva risposta di Gesù si capisce che questa è una definizione giusta, tanto che non vuole che tutti lo vengano a sapere! L'apostolo Pietro dicendo che Gesù è il Cristo, dice che Gesù è il Salvatore, il Messia che tutti gli uomini aspettavano!
Pietro aveva riconosciuto in Gesù il Cristo, il Messia atteso per secoli da tutto Israele; ma di quale Messia parlava il discepolo? C'era forse in quelle sue parole, pur vere, la convinzione che il Messia liberatore fosse un Salvatore potente e glorioso, così come il messianismo del tempo lo immaginava e raffigurava? Ma Gesù, il Cristo di Dio, non è quel Messia e lo preciserà subito. La vera identità del Cristo è un'altra: "Il Figlio dell'uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno".
Non è una missione facile e non si parla assolutamente di gloria. Infatti poco dopo, Gesù rivolgendosi alla folla dirà: "Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà"; e di certo le sue parole non sono esaltazione del dolore, ma rivelano il senso vero e profondo della vita orientata alla salvezza; e non c'è salvezza fuori dal Cristo, per cui non c'è salvezza senza croce: la croce che apre la via alla resurrezione.
"Ma voi, chi dite che io sia?"; queste parole del Cristo attraversano il tempo e son giunte fino a noi; ed è a noi, suoi discepoli del terzo millennio, che egli le ripete. E la nostra risposta non può essere scontata. Dobbiamo interrogarci seriamente se il Cristo è veramente l'asse attorno al quale ruota tutta la nostra vita con le sue scelte e il suo agire; infatti è facile affermare con le labbra che egli è il Cristo; ma questa affermazione, per essere vera, deve avere riscontro in uno stile di vita che sia conforme a quella del Maestro.