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XXIX Tempo Ordinario con mandato ai Catechisti

  pubblicata il 17/10/2016

BUONA DOMENICA: La preghiera semplice, fiduciosa, incessante, è il centro della liturgia della Parola di questa domenica. Gesù ci dice che "è necessario pregare sempre senza stancarsi mai". Può sembrare difficile, perché l'attenzione dell'uomo, volta verso tante cose diverse, non riesce a concentrarsi a lungo in un'azione così alta come la preghiera. 
Gesù nella parabola parla di un’anonima vedova che egli usa per spiegare ai discepoli cosa sia quella preghiera incessante di cui non ci si deve mai stancare.
La parabola racconta di una vedova che chiede giustizia, una donna che, pur non ricevendo udienza, continua senza perdersi d'animo a gridare le sue richieste a quel giudice duro, sordo, arrogante che, inevitabilmente, la respinge.
Gesù si serve, per il suo insegnamento di questa figura di donna, quasi un'emarginata; si sa, infatti, che nella Bibbia, "gli orfani e le vedove" erano le persone più deboli e vulnerabili, esposte a ogni angheria, ad ogni ingiustizia, perché indifese; eppure questa donna, con la forza della disperazione, affronta, senza scoraggiarsi mai, uno dei tanti giudici arroganti.
Tale è il giudice di cui la parabola ci parla: "un giudice che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno"; un giudice disonesto e impietoso, eppure, contro la tracotanza di questo magistrato, si leva, con incredibile insistenza, la voce della vedova: "Fammi giustizia contro il mio avversario".
Nelle parole della donna c'è una straordinaria forza che vuole raggiungere lo scopo a tutti i costi; c'è un'insistenza che sembra importuna, ma è il segno di una speranza che non muore: è la profonda certezza che, prima o poi, la sua supplica verrà esaudita. E così accade: "Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi".
La parabola, che racconta dei semplici fatti umani, ci insegna che la forza della preghiera è nella perseveranza, nella fede che non vacilla, nella speranza grande che quel Dio verso il quale sono rivolti i nostri occhi; è sempre e soltanto Padre, un padre attento al bisogno dei figli, un padre sollecito che previene ogni nostra richiesta, un padre che gode quando i figli si rivolgono a lui con fiducia incrollabile.
Così la preghiera, quella semplice, fiduciosa, incessante, diventa per l'uomo una dimensione della sua esistenza; l'uomo di preghiera è l'uomo che spera sempre nel Signore.
La preghiera esige anche di essere coltivata, e non tanto con le formule, quanto con una fede viva e crescente. Ed è su questo punto che oggi la parola del Vangelo ci interpella con quelle parole raggelanti del Cristo: "Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?".

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